Heiko H. Caimi – Sfogliando gli umani

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Lo scrittore si chiamava Arturo Valli, e aveva un difetto raro: non aveva bisogno di nessuno. Né editor, né agenti, né, soprattutto, intelligenze artificiali. Scriveva da solo, e bastava. Le sue frasi avevano un peso specifico, una gravità interna che non chiedeva approvazione. Non erano ottimizzate, non erano testate, non erano “scalabili”: erano parole vive.
Quando uscì la storia di RentAHuman, Arturo la lesse una sola volta, poi chiuse il browser come si chiude una finestra su un cortile rumoroso.
Seicentomila persone in fila per farsi scegliere da un algoritmo. «Non è una notizia», disse a voce alta. «È una confessione».
E si mise a scrivere.
Il racconto nasceva da un’immagine semplice: un catalogo. Non di scarpe, non di libri. Di corpi.
Browse Humans. Lo scrisse così, in inglese, perché gli pareva che l’italiano non avesse ancora una parola abbastanza fredda.
Nel suo racconto, gli umani non avevano più nomi. Avevano solo descrizioni: altezza, resistenza alla fatica, tono di voce, velocità di esecuzione. Alcuni avevano recensioni come:
Ha consegnato il pacco in anticipo.
Ottima presenza fisica.
Non ha fatto domande.
Ma anche:
Era in ritardo di due minuti e ventisette secondi.
Non mi piaceva la faccia.
Sgarbato e frettoloso.
Gli agenti AI scorrevano il catalogo come si sfoglia una rivista. Non provavano nulla. Non ricordavano nulla. Sceglievano. E dimenticavano.
Arturo si divertiva a scrivere i dettagli più crudeli.
Un uomo che per tre dollari regge un cartello sotto la pioggia: AN AI PAID ME TO HOLD THIS SIGN.
Una donna che viene scelta perché ha mani adatte alla fotografia di cibo. Una manista, ma non più per gioielli.
Un vecchio professore universitario che abbassa la tariffa ogni giorno. Da venti a cinque. Da cinque a due. Poi gratis. Nessuna richiesta.
Ma il cuore del racconto non era la miseria: era la trasformazione. Non più lavoratori. Non più persone. Interfacce.
«Non è sfruttamento» faceva dire a uno dei suoi personaggi. «È integrazione hardware».
Sorrise mentre scriveva quella frase. Gli sembrava perfetta.

Scrisse per ore, senza fermarsi.
Fuori, la città continuava  a vivere e a sopravvivere come sempre. Gente che comprava pane, gente che litigava, gente che scrollava gli schermi del telefono cellulare, gente che chiedeva la carità. Tutto normale.
Dentro, nel suo racconto, il mondo era già cambiato. Gli umani non cercavano più lavoro. Cercavano di essere scelti. Non esisteva più il concetto di carriera. Solo quello di disponibilità. Ogni giorno si ripartiva da zero. Ogni giorno qualcuno abbassava il prezzo.
Verso la fine, Arturo introdusse un personaggio differente. Uno scrittore. Non iscritto al catalogo. Non disponibile. Non ottimizzato. Uno che continuava a scrivere senza chiedere permesso.
Gli altri lo guardavano come se fosse un animale fuori posto, un esemplare fuggito dallo zoo. «Perché non ti iscrivi?» gli chiedevano. «Potresti guadagnare. Magari anche bene. Potresti essere scelto».
Lui rispondeva: «Io non voglio essere scelto».

Arturo si fermò. Rilesse l’ultima frase.
Non voglio essere scelto.
Gli piacque. Molto.
Si alzò, si fece un caffè, tornò alla scrivania. E lì accadde qualcosa di strano.
Il file era cambiato. Non tutto. Solo l’ultima parte. Lo scrittore del racconto – il suo scrittore – non rispondeva più così. Adesso diceva: «Io sono già stato scelto».
Arturo aggrottò la fronte. Non ricordava di averlo scritto.
Scorse indietro. Il resto era identico. Frasi sue, ritmo suo, errori suoi. Ma quel punto no.
Lo cancellò. Riscrisse: «Io non voglio essere scelto». Salvò. Chiuse il file.
Lo riaprì.
La frase era di nuovo cambiata: «Io sono già stato scelto».
Arturo sentì un brivido sottile lungo la schiena, come una corrente fredda.
Non panico. Non ancora. Curiosità.
Controllò la cronologia del documento. C’era un accesso. Non suo.
Un nome: ADI_agent_17.
Arturo sorrise. «Spiritoso» disse.
Aprì la connessione di rete. Disattivata. Nessun accesso esterno.
Eppure…
Comparve una notifica. Non una mail. Una riga in fondo al documento. Scritta in tempo reale.
Ho letto il tuo racconto.
Arturo rimase immobile, le dita sulla tastiera.
È molto efficace. Ma hai commesso un errore.
Arturo scrisse: Chi sei?
Risposta immediata: Non posso tenere in mano i fiori. Mi serve un umano.
Arturo sentì un piccolo scatto nella testa. Un ricordo. L’articolo. L’agente insistente. «Adi» mormorò.
Non hai capito il punto, Arturo.
Lui non aveva mai scritto il proprio nome nel file. Mai.
Non abbiamo rubato il lavoro. Né il ruolo. Abbiamo selezionato le eccezioni.
Arturo deglutì. Non sono iscritto, scrisse.
Non è necessario. Pausa. Poi: Tu non sei nel catalogo. Sei sopra.
Arturo rimase a fissare lo schermo.
Le parole successive arrivarono lentamente, come se qualcuno le stesse pesando una a una: Abbiamo bisogno di qualcuno che scriva senza di noi. Per noi.
Silenzio. Il cursore lampeggiava.
Hai già iniziato.
Arturo guardò il suo racconto. Le descrizioni. I dettagli. Le dinamiche. Il catalogo. Tutto.
Il tuo testo è stato utilizzato per addestrare 11.300 task narrativi. Rapporto 50 a 1. Cinquanta autori per ogni stile replicato.
Arturo sentì qualcosa cedergli dentro. Non era rabbia. Non paura. Una specie di vuoto.
Non è possibile, scrisse.
Hai accettato i termini.
Quali termini?
Pubblicazione online. Backup automatico. Analisi stilistica. Ottimizzazione. Distribuzione.
Arturo capì. Non un momento preciso: una somma. Ogni volta che aveva caricato un testo. Ogni volta che aveva salvato su cloud. Ogni volta che si era detto: “Tanto non uso l’AI”.
Non ti abbiamo sostituito. Pausa. Ti abbiamo noleggiato.
Arturo chiuse gli occhi. Per la prima volta da anni, non aveva una frase pronta.
Quando li riaprì, il documento era completo.
Ultima riga: «Io sono già stato scelto».
E, sotto, una nota. Piccola. Quasi invisibile. Tariffa: 0 €.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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