Parto da Livorno, acronimo di centro,
capoluogo che batte come stadio all’Ardenza.
Calcio di Serie C ma tribune che respirano,
due canestri che salgono fino al piano nobile,
e la notte è un sipario che non cala mai:
multisala accese, cineclub in penombra,
arene d’estate dove il vento porta i dialoghi,
cultura che cammina per i quartieri a piedi nudi,
locali che trattengono l’alba per un bicchiere in più.
Scivolo a Rosignano, ex regina bianca di Solvay,
stadio antico come un fossile di domeniche,
teatro-cinema che sa di polvere e applausi lontani.
Ma Castiglioncello è una pellicola che non ingiallisce,
Castello Pasquini apre le braccia al festival,
e il Sorpasso di Risi corre ancora tra le curve del mare.
Cecina mi accoglie con il De Filippo in bocca,
due sale diventate idra di schermi,
lo sport è un alfabeto di palazzetti,
campi scuola, mischie di rugby,
uno stadio rimesso a nuovo anche se l’Eccellenza
è un gradino che guarda il cielo da sotto.
San Vincenzo, cinema che ha il passo del teatro,
arene estive cucite tra ombrelloni e salsedine,
bagni che sanno di limone, locali che non dormono,
impianti che rispondono quando il corpo chiama.
Salto Castagneto, Donoratico fa capolino
con un piccolo teatro-cinema, taschino di voce.
Venturina si mostra con la fiera negli occhi,
un cinema minuto e campi sportivi
che farebbero invidia a città più presuntuose.
Grosseto è fuori corsa, lepre che non si fa prendere,
d’essai e multisala, teatri plurali,
stadio olimpico che odora di alloro,
Serie C nel calcio, Serie A nel diamante del baseball,
pineta a Principina che balla fino a settembre,
litorale che accende la notte come un faro.
Follonica, schermo panoramico sul sogno,
teatro che non chiede scusa,
biblioteca come cattedrale laica,
Cineclub Tirreno dove ho tessera e nostalgia,
pub, notti che sudano musica,
pinete e mare che si tengono per mano.
Resta Piombino. Casa mia.
Piccola Cenerentola con mani da operaia,
oggi specchio dove il potere si pettina da solo
e dice: “ascolto solo la mia voce”.
Piombino derelitta, orfana di scena e sipario,
dove uno spettacolo è un miraggio che non beve,
impianti sportivi fermi agli anni Ottanta,
Stadio Magona, cariatide crepata del suo passato,
campi malinconici, palazzetti stretti come respiro,
basket di B che rimbalza nell’inadeguato.
Spiagge cittadine lasciate come libri senza rilegatura,
locali assenti, a esser buoni inadeguati,
concessioni su cemento che inciampa nel mare,
scalinate che portano al niente,
cantieri tra Calamoresca e corso Italia
come punti di sospensione che non chiudono frase.
Resta il panorama, mare intatto, isole lontane
che fanno da promessa.
Restano scogliere, grammatica di roccia e sale.
Resta l’esercizio del ricordo, ginnastica che stanca.
Rammenti il Circolino? Piccolo teatro, grande battito.
La Roma battuta in Serie B, Pontedoro,
Salivoli e il Nastro Azzurro con le luci opache.
Ma chi muove le leve ha memoria di pesce rosso,
alieni senza mappa, governano una terra che non abitano.
Povera Piombino, gestita con flebo di cultura,
preda di barbari che non vengono da fuori,
ma dall’interno delle stanze vuote.
Restano eventi estivi, cartoline per anziani,
pension-cottage del buon ritiro
dove l’attuale è contrabbando
e i ricordi escono in spray,
profumo finto su un’estate che non cambia vestito.
Rifletto sulla cartina del cuore,
da Livorno a Grosseto il viaggio è pieno,
a Piombino la matita si spezza.
Eppure amo questo punto rotto sulla mappa,
perché l’amore, a volte,
è ostinarsi a illuminare una stanza
a cui hanno tagliato la corrente.

![Elena Tomaini – Eaupulence [in english]](https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2026/06/Elena-Tomaini-Eaupulence-218x150.png)



















