Gordiano Lupi – Cani che vanno, cani che vengono

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Chi è senza peccato scagli la prima pietra. In passato ho partecipato anch’io alla fiera delle vanità, che in poche parole consiste nello scambio dei cani, soprattutto d’estate. Tutto si basa sul fatto che i cani di casa nostra pare che latrino peggio dei cani importati da altri lidi, quindi accade che in alcuni comuni si scateni la caccia al prodotto esterno per sentire un abbaiare insolito, non a chilometro zero che fa tanto ombelicale.
Adesso mi son stancato, non partecipo più a questo gioco, non chiedo d’essere invitato in nessun posto, così son sicuro che me ne sto tranquillo. Passo l’estate sulla spiaggia di Salivoli, leggo tanti libri, se son d’umore nero forse scrivo, poi, quando si fa sera, vado dove resiste il cinema all’aperto (non a Piombino) e mi guardo un film.
Cani che vanno, cani che vengono, è un problema che non mi riguarda, c’è tanta gente che ha cose profonde da dire, ego da esibire, noi no, noi no, noi, diceva Raimondo Vianello, preferiamo leggere e guardare chi ha scritto e girato cose parecchio meglio delle fesserie che potrei raccontare e che – peggio ancora! – potrei udire dal latrare soffuso dei cani che vengon da fuori.
Sto passando un’estate bellissima leggendo tutto Murakami (grande scoperta), rileggendo le poesie di Pasolini e Penna, apprezzando vecchi cicli Marvel trascurati, tuffandomi non solo in mare, ma anche in romanzi grafici targati Bao e Becco Giallo, letti non solo a scopo recensione. E poi son soltanto un appassionato di tutto quel che faccio, non ho titoli da sfoggiare, resto un artigiano, un eterno dilettante. Se mi vien voglia raccolgo i modi di dire piombinesi, ci metto anni, infine pubblico un libro. State certi però che faccio solo quello che mi piace, un libro pubblicato non serve a esibire proprio niente.
Quest’estate mi muoverò solo per ritirare due premi interessanti, là ci voglio (non devo) proprio andare, prima dalle parti di Chieti, al Museo delle Lettere d’Amore, poi a Codigoro (in ottobre) dove sono (guarda un po’) uno dei tre finalisti del Caput Gauri, uno dei premi di poesia più importanti del Bel Paese. Tu pensa che ho avuto questo riconoscimento per un libro dedicato a Piombino – La città del ferro – mentre il luogo dove meno è interessato questo libro (che ha vinto diversi premi) è proprio Piombino, anzi credo che neppure si sappia in giro che sia uscito. Ma tanto poco ce ne cale, noi cantiamo ancora col Poeta: colleghi scrittori eletta schiera / che si vende alla sera / per un po’ di milioni /, voi che siete capaci fate bene / ad aver le tasche piene / e non solo i coglioni. Non abbiamo più vent’anni, ché a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età. E la fine della canzone, un po’ rivista ma non troppo, mi porta a dire che mi piace ancora scrivere e sognare, davanti a un libro, a un film, a una canzone. E a culo tutto il resto.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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