Enkel rievoca l’estate che segnò per sempre la sua adolescenza, trascorsa nella futuristica Purpura Marina accanto all’artista Simon Drago, alla cantante Miriam e alla misteriosa attrice Lauriana Montiel. Mentre arte, musica, politica e passioni s’intrecciano sullo sfondo di un mondo alla vigilia di una trasformazione epocale, l’illusione di un’età irripetibile s’incrina fino all’epilogo struggente: la fine di un’estate può coincidere con quella di un’intera civiltà?
L’operazione compiuta da Franco Ricciardiello è tra le più difficili che la narrativa fantastica possa tentare: costruire un futuro credibile senza trasformarlo in un catalogo d’invenzioni tecnologiche. Il futuro non venne mai riesce nell’impresa perché il cuore del racconto non è la fantascienza, ma la memoria. L’io narrante guarda a un passato remoto con la stessa nostalgia con cui noi ricordiamo la nostra adolescenza, e questo rovesciamento di prospettiva produce un effetto sorprendente: il futuro diventa già storia, rimpianto, mito.
Ricciardiello dissemina il testo di dettagli politici, artistici, musicali e sociali che delineano un universo ricchissimo senza mai appesantire la narrazione. Il mondo dello Chthulucene emerge attraverso gesti quotidiani, dialoghi, paesaggi e relazioni, secondo la migliore lezione della fantascienza contemporanea: non spiegare il futuro, ma farlceo vivere.
Ma a rendere memorabile Il futuro non venne mai è però soprattutto il tono. La malinconia che attraversa ogni pagina non nasce dall’evento conclusivo, bensì dalla consapevolezza, presente fin dall’incipit, che ogni età dell’oro è destinata a svanire. L’Interludio diventa così metafora di tutte le stagioni della vita, che comprendiamo davvero soltanto quando sono ormai finite.
Un raffinato romanzo di formazione in miniatura, in cui il primo amore, la gelosia, la scoperta del desiderio e la consapevolezza della perdita assumono un valore universale. Una fantascienza colta, elegante e profondamente umana, capace di fondere speculazione, emozione e letteratura in un equilibrio raro: uno di quei racconti che, una volta terminati, continuano a risuonare nella memoria molto più a lungo delle loro ultime righe.






















