Fiorenzo Dioni – Il nuovo padrone

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Qualcuno, nei suoi scritti, l’aveva previsto: aveva profetizzato un mondo futuro in cui un’altra specie avrebbe sostituito l’uomo.
Ed era accaduto.
La lettura, la conoscenza, la possibilità di comunicare e tramandare erano le conquiste più amate da Roachman: un’eredità della specie umana che lui stesso aveva contribuito a ridurre all’impotenza; ma che, paradossalmente, continuava ad avere un ruolo di estrema importanza per il suo popolo.
Perso in questi pensieri si stava recando al punto d’incontro, là dove ogni anno si svolgeva il rito per onorare gli estinti.
Camminava di buona lena: doveva arrivare per tempo perché era lui il riferimento della festa. Le sei zampe si muovevano rapidamente, senza far rumore, affondando ogni tanto nella morbida sabbia che un tempo veniva calpestata da altri esseri. Il cielo era limpido: un perenne rosso carminio che aveva ridefinito la scenografia dell’intero pianeta, figlio degli accadimenti che avevano portato a quella nuova dimensione. In certe stagioni il sole si vestiva dello stesso colore e si mimetizzava in quell’infinito; ma il calore, a tratti insopportabile, non lo faceva mai mancare. Le piogge erano molto rare, e comunque dannose, ma erano riusciti a ottenere l’acqua in altro modo e quella che cadeva dal cielo, dannosa o pura che fosse, non era un problema.
Chi aveva predetto quel cambiamento? Roachman non lo ricordava, ma una volta finita la cerimonia avrebbe soddisfatto la sua curiosità. Lo studio e il progresso, oltre al comando, erano le cose che occupavano la maggior parte del suo tempo.
I suoi pensieri si susseguivano veloci e le lunghe antenne che gli spuntavano dalla testa non si fermavano mai, sempre alla ricerca di percezioni, mosse dall’istinto ma anche dal desiderio di captare elementi nuovi, sebbene lui avesse già imparato molto rispetto alla sua specie. Un popolo finalmente libero di poter usare tutto l’ingegno che per millenni era rimasto frenato, a favore della vecchia specie dominante.
Il deserto si era già impadronito di gran parte del territorio, e non sembrava avere intenzione di fermare le sue conquiste. Un vento leggero ma costante agitava la sabbia infuocata disegnando uno strato di nebbia polverosa e, da quella finta nebbia, un brusio arrivava alle sue spalle, lieve ma deciso e sempre più vicino. Roachman si fermò. Si guardò dietro e vide migliaia di suoi simili che arrivavano correndo più veloci dei suoi pensieri: non volevano perdersi nemmeno un attimo della serata. Per loro era troppo importante: ribadire la vendetta mascherandola da commemorazione.
Si gongolò di avere un simile seguito, numeroso ed eccitato.
Fu ben presto raggiunto dalla moltitudine. All’orizzonte iniziava a fare la sua comparsa la struttura designata per essere teatro dell’evento. Migliaia di scarafaggi l’avrebbero riempita fino all’ultimo anfratto.
Giunto all’arena, Roachman si portò subito al centro: non permetteva a nessuno di organizzare la celebrazione, pensava lui a tutto. Cominciò a dare ordini in ogni direzione, soprattutto per evitare confusione. Tutti gli scarafaggi obbedivano senza protestare e, velocemente ma con ordine, presero il posto a ognuno assegnato.
Ruotando su se stesso, Roachman vide orgoglioso le gradinate riempirsi. Il rumore dello zampettare andava sempre più calando, ormai restavano pochi posti da riempire. Perfetto.
Ordine e obbedienza. A volte lo sfiorava il pensiero che forse avevano copiato un po’ troppo i metodi di chi li aveva preceduti, soprattutto quelli usati nell’ultimo periodo di eccessi del vecchio potere, ma abbandonava presto quelle elucubrazioni: in fondo, era ciò che li aveva portati a essere dominanti. Gli altri animali sopravvissuti erano troppo stupidi per cogliere un’occasione simile: solo gli scarafaggi avevano avuto la possibilità di soppiantare tutti.
Potere agli scarafaggi! era il loro slogan, e tutt’ora veniva scandito a ogni evento.
Mentre l’ordine sugli spalti si completava, Roachman, stanco di girare su se stesso, si alzò su due zampe posteriori, portando le altre quattro sui fianchi. Gli occhi erano fissi in un punto, ma le antenne ruotavano in continuazione, descrivendo cerchi completi per verificare che sulle gradinate tutto andasse per il meglio e non ci fossero problemi dovuti alla calca. In quel momento sentì il potere pervadergli tutto il corpo: adorava quella postura, retaggio di qualche personaggio storico di cui aveva studiato. In quei frangenti, non mancava mai di esibirsi in quel modo, perché per lui quella posa aveva il sapore del dominio assoluto. Lui era il mastro di chiavi, colui che poteva manovrare ogni cosa semplicemente desiderandolo, senza contrapposizioni. Il suo nome era legato al perenne ricordo della loro vittoria, di cui era stato uno degli artefici.
L’arena si era riempita e, nonostante il caldo opprimente, un frinire costante ed entusiasta riempiva l’aria. Portò più in alto le quattro zampe sui fianchi e si schiarì la gola. «Benvenuti fratelli miei, e grazie per essere presenti a questo evento. Anche quest’anno siamo riuniti per onorare e ringraziare la stupidità di chi ci ha permesso di prendere il potere». Le ultime parole le pronunciò in un crescendo coinvolgente.
Un urlo assordante seguì il suo intervento: Potere agli scarafaggi!
Da una porta che dava all’interno dell’arena, uno scarafaggio grande e grosso arrivò trafelato.
«È tutto pronto, Roachman. Aspetto il tuo segnale».
«Bene! Li avete preparati come vi ho detto?».
«Esattamente secondo i tuoi ordini».
«Ancora una cosa: prima di entrare con i protagonisti della serata, metti della musica ad alto volume. Voglio che il nostro popolo si entusiasmi al massimo».
Lo scarafaggio grosso si fece pensoso: «E che musica metto?».
«Non lo so, pensaci tu, l’importante è che sia potente. Deve penetrare l’aria e i cervelli di tutti come una lama. Non lesinare sul volume». L’idea era dell’ultim’ora, ma a lui sembrava geniale.
Due grandi porte a scorrimento si mossero e un’enorme gabbia venne portata pochi passi dentro l’arena. Al suo interno, esseri umani nudi, sporchi e con l’aria ebete, erano silenziosamente aggrappati alle sbarre: utensili da semplice riproduzione che per l’occasione erano obbligati ad assistere, spettatori più o meno coscienti di ciò che stava accadendo.
Gli scarafaggi avevano raggiunto vette di emancipazione straordinarie, dato origine a una nuova cultura avanzata, superato la dimensione di ciò che era stato un tempo, ma quel che c’era in quella gabbia restava il loro piacere prioritario: cibo.
Bastava tenere quegli esseri in vita e obbligarli a procreare per produrre il loro nutrimento preferito, che gli veniva offerto in quell’evento. I designati venivano abbandonati e lasciati morire di stenti; una volta che i corpi erano in decomposizione, venivano portati nell’arena per soddisfare tutti i partecipanti, in un tripudio di gioia e godimento.
Roachman per un attimo staccò le quattro zampe dai fianchi, sbracciandosi verso le porte interne. «Portate i corpi!».
La musica partì, accompagnata da un ennesimo urlo della folla festante. Riconobbe Wagner. “Bravo! Bella scelta” pensò sorridendo.
Potere agli scrafaggi! Potere agli scrafaggi!
Una miriade di bacherozzi, divisi in gruppi, entrò nell’arena sollevando corpi umani putrefatti, li distribuì in cerchio e attese l’ordine del capo prima di depositarli a terra. L’odore della decomposizione penetrò l’aria più della musica assordante.
Il mastro di chiavi fece un ultimo giro su se stesso, diede il segnale, forte e chiaro, e tutta l’arena si riversò all’interno con urla festose.
La musica si spense. L’unico rumore rimasto a riempire lo spazio era quello della carne umana putrefatta che veniva masticata e ingoiata.
Roachman guardò compiaciuto per qualche minuto, poi si unì al suo popolo.

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Fiorenzo Dioni nasce a Brescia nel 1963. Progettista di professione, scrittore per passione, scrive da sempre, ma ha cominciato a pubblicare solo pochi anni fa. Ama scrivere racconti ispirati a situazioni quotidiane, dandogli poi una veste surreale e di fantasia. Ha pubblicato tre libri: “Porte”, composto da tre racconti lunghi, “Riflessi”, un progetto in collaborazione con una fotografa in cui si sono incontrate e confrontate immagini e parole, “L’uomo in scatola”, pubblicato da Calibano Editore, composto da 19 racconti surreali. Da uno di questi è stato tratto il fumetto “Mio padre, il tango” (Calibano, 2023). Ha partecipato a varie antologie di racconti a tema, tra cui “Anch’io. Storie di donne al limite”, “Ci sedemmo dalla parte del torto”, “Nulla per cui uccidere” (Prospero Editore), e “I racconti della Leonessa” (Calibano Editore). Altri suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista Inkroci, con cui collabora anche per recensioni di libri e dischi nelle rubriche “Attenti al libro!” e “Formidabili, quei dischi!”. In passato ha scritto recensioni per le riviste NB e Dentro Brescia.

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