Bar Sport

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Ho visto per la prima volta Bar Sport grazie a Rai 5, che l’ha mandato in onda per commemorare la scomparsa di Stefano Benni, il 9 settembre 2025. Non so proprio se lo scrittore avrebbe gradito, perché il film non rispecchia la comicità diffusa nel libro, un contenitore di piccole storie ambientate nell’unità di luogo e di spazio di un bar bolognese. Resta ben poco della genialità di Benni nelle macchiette televisive realizzate dagli sceneggiatori (Martelli, Pellegrini e Alvau); per fortuna la produzione si è guardata bene da inserire Benni tra gli autori, indicando che il film è tratto (aggiungerei liberamente) da Bar Sport.
Immancabile la Luisona, pasta-personaggio simbolo della storia, esposta nel bar sin dal giorno della sua apertura, acquistata solo nel finale da Claudio Amendola (che subirà la sua vendetta), in precedenza portata come portafortuna a seguire il Bologna contro la Fiorentina. Buona l’ambientazione anni Settanta con molte evoluzioni di regia per riprendere l’azione oltre la sede stradale, visto che non sono state usate molte auto d’epoca, grazie anche al centro storico di Sant’Agata Bolognese, che si è prestato alle esigenze scenografiche (Stefano Giambanco). 

La sceneggiatura non ha la verve del romanzo: non è facile adattare la scrittura ironica e surreale di Benni a una storia cinematografica. Di fatto restano i personaggi, alcune battute, l’atmosfera da bar di provincia, ma il ritmo latita e la storia non decolla mai. Manca la poesia nelle sequenze in flashback che riportano all’infanzia di Onassis e ai vecchi cinema di periferia, manca la giusta dose di ironia nel racconto del playboy tra realtà e fantasia, manca un valido collante tra una scena e l’altra, così come i personaggi restano poco approfonditi, allo stato di bozza.

Claudio Bisio è un discreto Eros, che dice di sapere tutto ma di fatto non sa niente di niente; Giuseppe Battiston è il tirchio barista detto Onassis, innamorato della bella cassiera  Clara (Rolenzetti), che va sempre in bianco; Antonio Catania è il sardonico Muzzi; Bob Messini interpreta Cocosecco; Angela Finocchiaro e Lunetta Savino sono le vecchiette al tavolino che spettegolano mentre sorbiscono il tè; Claudio Amendola è il cliente che mangia la Luisona; Teo Teocoli è il playboy di provincia che racconta balle deformando la realtà; Antonio Cornacchione è lo pseudo-elettricista che prova a far funzionare l’insegna ma ci riesce soltanto nel finale, dopo aver attivato un albero di Natale; Vito (Stefano Bicocchi) è il geometra pedante e cornuto; Giorgio Comaschi è un avventore che rischia di mangiarsi la Luisona tra lo stupore generale… I personaggi sono molti, il difetto è che sono scritti così male che lo spettatore non si immedesima mai con le loro gesta, cosa che nel romanzo accade puntualmente.

Il modello alto di Martelli sarebbe Amici miei, ma devo dire che siamo molto lontani da simili vette di comicità. Una bella idea sono le animazioni, insolite in un film, che consentono a Claudio Bisio di raccontare le imprese sportive di Fausto Coppi e Silvio Piola, esagerate al massimo e narrate cambiando i nomi dei protagonisti. Le animazioni sono ben utilizzate anche nella sigla iniziale (sui titoli di testa) e in alcune sequenze surreali del film (cappuccino con il cuore, scene al biliardo…).
Bar Sport resta un prodotto televisivo, da 93’ (dilatati), adatto per una serata in famiglia davanti al piccolo schermo, meno consigliato per una riproposta cinematografica. Ultimo film di Martelli (dopo altri quattro non certo memorabili), poi si dedica alla televisione. Solo per appassionati della Luisona.


Regia: Massimo Martelli. Soggetto: Stefano Benni (tratto dal romanzo omonimo), adattato da Massimo Martelli, Giannandrea Pecorelli, Nicola Alvau. Sceneggiatura: Michele Pellegrini, Massimo Martelli, Nicola Alvau. Fotografia: Roberto Cimatti. Montaggio: Gianandrea Tintori. Effetti Speciali: Massimiliano Bianchi. Scenografia: Stefano Giambanco. Costumi: Luigi Bonanno. Produttore: Giannadrea Pecorelli. Case di Produzione: Aurora Film & TV, Rai Cinema. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Paese di Produzione: Italia, 2011. Durata: 93’. Genere: Commedia. Interpreti: Claudio Bisio (Eros, il tennico), Giuseppe Battiston (Onassis, il barista), Antonio Catania (Muzzi), Bob Messini (Cocosecco), Angela Finocchiaro (vecchietta), Lunetta Savino (vecchietta), Antonio Cornacchione (Bovinelli, l’elettricista), Claudio Amendola (avventore), Teo Teocoli (Renzo, il playboy), Giorgio Comaschi (avventore), Vito – alias Stefano Bicocchi – (Buzzi, il geometra), Aura Rolenzetti (Clara, la cassiera), Gianluca Impastato (Pinotti), Alessio Sampaoli (Poluzzi), Ermanno Bonatti (il nonno), Federico Poggipollini (l’autista), Michael Galluzzi (il cinno), Eraldo Turra (proprietario ristorante), Roberta Lena (Elvira, il putanùn), Cristina Ramella (Signora Buzzi), Cristiano Pasca (Strambazzini), Daniele Pilli (Fornara), Luciano Manzalini, Tita Ruggeri, Andrea Santonastaso.
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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